La sentenza del Tar: niente licenza a parenti di pregiudicati

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Una sentenza che potrebbe far scuola, certamente crea un precedente importante per quanto concerne la legislatura e burocrazia che regola l’assegnazione delle licenze in tema di sale scommesse e slot machine. Un mondo molto particolare, che si divide in due grossi filoni: coloro i quali giocano sporadicamente, per il puro piacere e divertimento di farlo e coloro i quali vivono il gioco con ossessione, atteggiamenti compulsivi e maniacali, ma soprattutto attirando quel lato oscuro della criminalità che ha preso sempre più piede nel settore.

In merito a ciò il Tar Puglia ha deciso di non concedere licenza a concessionarie con gradi parentela più o meno stretti dalla fedina penale sporca. “Secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa, i legami di natura parenterale, in sé considerati, se non possono essere ritenuti idonei a supportare autonomamente un’informativa negativa, tuttavia gli stessi assumono rilievo qualora emerga una concreta verosimiglianza dell’ipotesi di controllo o di condizionamento sull’impresa da parte del soggetto unito da tali legami al responsabile o all’amministratore della impresa, ovvero risulti sussistente un intreccio di interessi economici e familiari, dai quali sia possibile desumere la sussistenza dell’oggettivo pericolo che rapporti di collaborazione intercorsi a vario titolo tra soggetti inseriti nello stesso contesto familiare costituiscano strumenti volti mascherare la concreta gestione dell’attività“.

L’esercente aveva fatto ricorso alla Questura di Taranto, per poter aprire la propria attività. La sua unica “colpa” è per l’appunto quella di avere in famiglia un pregiudicato, che avrebbe potuto creare problemi ed attrarre clientela ed attività illecite vista la natura della licenza richiesta. I giudici hanno infine sottolineato come “l’amministrazione ha, con argomentazioni scevre da profili di irragionevolezza e illogicità, acclarato il non occasionale ma anzi stretto, stabile legame fra la ricorrente e il genero, il quale oltre a non essere esente da mende o procedimenti penali, risulta, secondo il logico e sillogistico ragionamento seguito dalla Questura, l’effettivo preposto e interessato, con conseguente violazione anche del principio della personalità della licenza come rilevato dalla Questura e non contraddetto efficacemente dalla ricorrente”.

Nello specifico l’esercente intendeva aprire una sala di scommesse sportive, ma in quanto suocera di un uomo dai precedenti penali. In questo caso però vi è un elemento ulteriore: l’uomo era stato condannato per un reato strettamente legato all’attività che la signora intendeva aprire, contravvenendo all’articolo L.401/1989 art.4 (esercizio abusivo di giuoco e scommesse).

Un precedente, dunque, che farà giurisprudenza nel campo della burocrazia legata al mondo delle scommesse.

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