LeoVegas rilancia: presentato un altro esposto alla Commissione Europea

Decreto Dignità

Lindahl: “Favorisce alcuni provider a discapito di altri”.

Il Decreto Dignità, fin dal primo giorno della sua apparizione, ha trovato più nemici che sostenitori. Però uno in particolare ha deciso di rispondere alla dichiarazione di guerra insita nel disegno di legge fortemente voluto dal governo giallo-verde: LeoVegas, a Bruxelles sempre protagonista di un muro contro muro per la lotta alla ludopatia. La società svedese, come annunciato da Niklas Lindahl, Country Manager di LeoVegas in Italia, ha presentato un secondo reclamo alla Commissione Europea contro gli aiuti di Stato.

LeoVegas, va detto, con coerenza si è battuta fin dal primo giorno contro le decisioni del governo, in particolare sulle misure volute da Luigi Di Maio per contrastare la ludopatia: il colosso svedese le ha sempre ritenute inefficaci ed anzi, quasi illegali per i problemi che creano, anziché risolvere e soprattutto per gli scompensi nel settore, in termini di libertà di impresa e libera concorrenza. Col secondo esposto presentato a Bruxelles LeoVegas ha lasciato intendere che determinate misure sono veri e propri aiuti di Stato, che altro non creerebbero che favoritismi tra le diverse società di gioco online. Anzitutto perché vietare le pubblicità al gioco online avvantaggia, chiaramente, gli operatori più conosciuti e da più tempo stabili sul mercato, avendo avuto la possibilità di sviluppare azioni di marketing e comunicazione che hanno anche in qualche modo fidelizzato utenti, vecchi e nuovi. Chi invece è entrato solo recentemente sul mercato, con le misure restrittive è praticamente impossibilitato nel comunicare ai consumatori e quindi viene a trovarsi in uno scenario capovolto ed innaturale: è negata infatti la possibilità di promuoversi, vendersi e dunque fare impresa al pubblico.

LeoVegas sottolinea così che lo Stato italiano protegge i dieci gruppi leader del settore, escludendo, giocoforza, gli altri. Il Decreto applica le sue misure a qualunque operatore attivo sul mercato in Italia ma non allo stesso modo: nel lungo periodo, il fine del Decreto è assicurare vantaggio su chi ha stabilito da tempo il suo potere sul mercato, penalizzando i neofiti e quanti si immetteranno dopo le misure del Decreto. Vengono meno il marketing e qualsiasi altra logica dell’economia: via reputazione, azzeramento del brand. Tutto a scapito di quanti solo di recente hanno acquistato una licenza per operare sul mercato italiano. Anche LeoVegas, di conseguenza, fa parte di quella fascia di operatori non ancora consolidatasi sul mercato, e si trova così con le mani legate, impossibilitata com’è di rinforzarsi sul mercato. Per questo motivo la società di gaming svedese ha chiesto alla Commissione europea l’analisi della legalità del Decreto.

“Per alcuni operatori, il Decreto Dignità rappresenta un vantaggio economico nel lungo periodo – commenta il Country Manager di LeoVegas Lindahl – gli altri operatori, come LeoVegas, invece, potranno fare affidamento solo sulla reputazione consolidata, per crescere e stabilizzarsi sul mercato, dato che siamo arrivati in Italia da poco […]. Il ruolo dello Stato italiano per favorire taluni operatori diventa evidente, restringendo la libertà di business si avvantaggia soltanto qualche provider”. La battaglia di LeoVegas, e di quanti sono stati e sono penalizzati dal Decreto Dignità, è pronta a continuare.

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