Quanti giocatori soffrono effettivamente di gioco problematico?

gioco problematico

Negli ultimi tempi corrono diverse notizie diffuse dai mezzi di informazione sul fenomeno della cosiddetta ludopatia o Gioco d’Azzardo Patologico (GAP), un problema che colpisce quasi un milione di italiani.

Il gioco d’azzardo ha cominciato a diffondersi in maniera preponderante nel nostro paese. In seguito alla recessione nel 2009 e la conseguente crisi, sono state molte persone ricorse a questo sistema per arrotondare il proprio reddito ed arrivare a fine mese: si pensa infatti che in tempi di crisi il gioco d’azzardo rappresenti uno dei settori più fiorenti.

Lo sviluppo della tecnologia ha poi fatto il resto. Grazie alla comparsa dei dispositivi mobile l’accesso a Internet è stato reso possibile in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Per soddisfare la crescente domanda degli utenti, gli operatori cercano di ottimizzare continuamente i propri prodotti al fine fidelizzarne sempre di più. Molti di questi offrono i loro servizi sia attraverso la rete fisica che online e quest’ultima modalità si è convertita nel modo più semplice e più conveniente per sfidare la dea bendata.

Sono però sempre più numerose le persone che cadono nella rete della dipendenza e che sprecano ingenti somme di denaro nel tentativo di vincere e nonostante le varie misure di sicurezza e gli interventi anti Gap messi in atto dal governo, esiste ancora una notevole percentuale di persone a rischio, compresi minori.

Il mercato italiano, seppur regolamentato, è al centro di numerose discussioni che ruotano intorno alla ludopatia. Il gioco d’azzardo è un’industria che contribuisce con notevoli entrate alle casse dello stato e al PIL del paese: da un lato abbiamo quindi gli operatori, interessati a generare le relative raccolte e profitti, e dall’altra abbiamo lo Stato, il cui compito è quello di regolamentare il mercato, garantire il rispetto delle norme e adottare provvedimenti nei confronti del gioco patologico.

Ma qual è la percentuale dei cittadini e dei giocatori italiani effettivamente colpiti dal gioco problematico? Di recente è stato reso pubblico un rapporto commissionato dalla società di gioco d’azzardo spagnola Codere, effettuato dalla Fondazione Bruno Visentini. Dai risultati è emerso che solo lo 0,9% dei giocatori ha sviluppato un comportamento problematico. Si tratta di cittadini di età compresa tra i 18 e 75 anni, il 44% dei quali ha ammesso di aver giocato almeno una volta nell’ultimo anno.

Lo scorso sono stati invece diffusi alcuni dati secondo cui 30 milioni di cittadini adulti in Italia (il 70% della popolazione) giocano d’azzardo. I dati relativi al 2015 riferiscono che il 54% degli italiani hanno giocato almeno una volta nell’ultimo anno, (senza considerare il segmento illegale). Dai dati è emerso che i giocatori problematici hanno rappresentato dall’1,3% al 2,8% della popolazione italiana. Un milione di giocatori sono stati considerati compulsivi e altri 2,5 milioni sono stati quelli problematici che hanno investito nel gioco importanti somme di denaro.

GiocoNews ha pubblicato di recente i risultati dello studio ESPAD 2016 dai quali risulta che lo scorso anno si è verificato un calo del numero dei giovani giocatori. E’ emerso che la diffusione del gioco tra gli studenti di età compresa tra 15 e 19 anni è diminuita negli ultimi anni. Nel 2009 il fenomeno riguardava il 47% degli adolescenti mentre nel 2011 la percentuale è scesa al 40%, cioè a circa 1 milione di studenti tra i 15 e i 19 anni.
Si è inoltre registrato un calo dei giocatori a rischio con comportamento problematico passati dal 14%-15% negli anni 2009/10 all’11% nel 2016. Lo scorso anno i giocatori problematici hanno rappresentato l’8%, in calo dell’1% rispetto agli anni precedenti.
Le stime riportano che il 58% dei giovani ha giocato una volta al mese nel corso dell’ultimo anno, mentre il 24% ha scommesso una volta a settimana e il 7% con maggiore frequenza.

La domanda che sorge in tale contesto è se questa riduzione è da attribuire ad una maggiore responsabilizzazione da parte dei giovani giocatori stessi e delle loro famiglie o al fatto che i divieti di accesso ai minori al gioco d’azzardo è stato rispettato con maggiore severità.

Tornando alla ricerca pubblicata dalla Fondazione Bruno Visentini, (basata su uno studio simile condotto dall’Università Carlos III di Madrid e commissionato da Codere), i risultati lasciano intendere che la ludopatia non sia tanto diffusa quando ci si aspettava, o almeno che la percentuale dei giocatori problematici rientra in parametri normali.

Secondo José Ignacio Cases, Vice Presidente della società spagnola “queste conclusioni rompono gli stereotipi diffusi dai social media, che secondo lui, manipolano la popolazione con lo scopo di aumentare il numero di adesione ai suoi commenti”.
Cases ritiene che “i risultati hanno mostrato che il tempo e il denaro investiti nell’intrattenimento variano in base al benessere e allo stato economico. I giocatori giocano quando possono e in tempi di crisi le somme destinate al gioco diminuiscono, così come succede in altri settori, quale l’alimentazione, i viaggi ecc.”.

La ludopatia è un problema serio e richiede l’attenzione dei servizi sanitari e sociali. Tuttavia esagerare nei numeri paradossalmente facilita l’allontanarsi dal problema e ne rende difficile il contrasto”, ha concluso.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *