Serve più trasparenza sui dati riferiti al gioco d’azzardo

avvocato Osvaldo Asteriti

L’avvocato Osvaldo Asteriti, che da anni porta avanti battaglie legali per il rispetto delle norme anti azzardo, è intervenuto sulla polemica scaturita in seguito alle richieste che diversi comuni stanno inoltrando ai Monopoli al fine di conoscere i dati relativi alla spesa dei cittadini sul gioco d’azzardo.

Molti Comuni stanno chiedendo ai Monopoli i dati relativi alla spesa dei propri cittadini per i giochi d’azzardo, mettendo il gestore in grave imbarazzo, non avendo esso alcuna intenzione di fornirli, pur trattandosi di un servizio pubblico in cui i dati dovrebbero essere, appunto, pubblici e a disposizione di tutti”, ha affermato Asteriti.

Non c’è trasparenza sui dati riferiti al gioco d’azzardo

Il gioco d’azzardo è un fenomeno che si regge su omissioni o mezze ammissioni, in cui i dati reali rimangono nascosti o, al massimo, forniti in maniera manipolata e manipolatoria. Si pensi alla fanfaluca che giustifica l’enorme offerta di gioco d’azzardo legale con l’alibi del contrasto al gioco illegale, mentre è noto e risulta da diversi studi che proprio il gioco d’azzardo legale rappresenta la condizione di esistenza dell’azzardo illegale. Nei giochi con vincite in denaro il dato reale deve rimanere oscuro e, se non si riesce ad occultarlo completamente, bisogna fornirlo in maniera distorta e decettiva, come avviene, ad esempio, per il più importante di tutti, la spesa degli italiani per l’azzardo”.

Raccolta e spesa non sono due entità diverse tra loro

I Monopoli, e alcuni “addetti ai lavori”, cercano di convincerci che “Raccolta” e “Spesa”, siano due entità diverse tra loro, rappresentando la prima “l’insieme delle puntate effettuate dai giocatori”, (giusta la definizione dei monopoli), mentre la “Spesa”, sarebbe la “Perdita dei giocatori, ottenuta per differenza tra Raccolta e Vincite” (?). Insomma, secondo i Monopoli, ai 96 miliardi di euro della raccolta 2016 andrebbero sottratti i 76 miliardi restituiti come vincite per determinare la ”reale” spesa degli italiani per il gioco d’azzardo, come se l’insieme delle puntate fosse un dato “artificiale”, invece che esprimere la effettiva quantità di denaro uscita dalle tasche degli italiani. Come se i soldi dei premi vinti e rigiocati non fossero soldi dei giocatori”.

Monopoli e margine di guadagno

Secondo una stravagante, ma interessata teoria, il giocatore non possiede i 95 miliardi che spende ma gli stessi sono frutto di un ciclo in – out che porta il giocatore a ri-giocare, volente o nolente, sempre gli stessi soldi. Premesso che piacerebbe anche a me poter spendere soldi che non possiedo, c’è da osservare comunque che su quei soldi, che il giocatore spende senza possederli, i monopoli operano il prelievo erariale unico, cioè lucrano il loro margine di guadagno”.

Le vincite rappresentano un dato medio che non considera a “chi” e “come” vengono distribuite.
Inoltre non si tiene conto del rigioco, fenomeno che emerge in maniera drammatica dalla citazione precedente. Il 70,27% della raccolta è in media il payout che i 45 g&v attivi restituiscono in premi ai giocatori, ma il dato non considera, e non chiarisce, che oltre il 52% dei biglietti vincenti contengono premi pari alla giocata e un ulteriore 30% premi di importo di pochi euro di più.

Un ciclo che porta inevitabilmente alla dipendenza

Un biglietto vincente su due restituisce al giocatore la somma spesa per giocare, altri tre su dieci, poco di più, mettendolo nelle condizioni ideali per giocare nuovamente, alimentando quel maledetto “ciclo in –out” che rischia di portarlo alla dipendenza”, ha concluso l’avvocato.

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